Andrea's profilePhotosBlogLists Tools Help

Blog


    June 01

    sono un genio (H)

    Photobucket

    no basta ho vinto,questa merita davvero:

    HO LAVATO LA TESSERA

    IL PRIMO GIORNO DEL MESE.

     (questo è ciò che ne rimane. )

    April 09

    ,

    Photobucket
    February 10

    tre.

    Photobucket

    Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l'avrete.


    Photobucket

    February 08

    domenica mattina

    Photobucket

    scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete una lavatrice, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare; alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. ma perché dovrei fare una cosa così?

    January 29

    simboli frivoli.

    Photobucket

    e guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai. sigaretta o penna nella mia destra, simboli frivoli che non hai amato mai; quello che ho addosso non ti è mai piaciuto, racconto e dico e ti sembro muto, fumare e scrivere ti suona strano, meglio le mani di un artigiano e cancellarmi è tutto quel che fai; ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai. non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità, ma maturo o meno io ne ho abbastanza della complessa tua semplicità. ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, coi tuoi "also sprach" di maturazione o è un' illusione pronta per l'uso da eterna vittima di un sopruso, abuso d' un mondo chiuso e fatalità; ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos'è la libertà. la libertà delle tue pozioni, di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia, di manuali contro le frustrazioni, le inibizioni che provavi quì a casa mia, la noia data da uno non pratico, che non ha il polso di un matematico, che coi motori non ci sa fare e che non sa neanche guidare, un tipo perso dietro le nuvole e la poesia, ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare: fare l' amore, tirare tardi o la fantasia. la fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla; io, se Dio vuole, non son tuo padre, non ho nemmeno le palle quadre, tu hai la fantasia delle idee contorte, vai con la mente e le gambe corte, poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla: le vie del mondo ti sono aperte, tanto hai le spalle sempre coperte ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla. per rifiutare sei stata un genio, sprecando il tempo a rifiutare me, ma non c'è un alibi, non c'è un rimedio, se guardo bene no, non c'è un perchè; nata di marzo, nata balzana, casta che sogna d' esser puttana, quando sei dentro vuoi esser fuori cercando sempre i passati amori ed hai annullato tutti fuori che te, ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l' ieri, persa a cercar  per sempre quello che non c'è.

    January 12


    Photobucket
    January 09

    le città invisibili

    Photobucket

    " L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. "

    Italo Calvino
    December 28

    una favola?


    Photobucket

    « Da te, gli uomini », disse il piccolo principe,
    « coltivano cinquemila rose nello stesso giardino...
    e non trovano quello che cercano... »
    « Non lo trovano », risposi.
    « E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato
     in una sola rosa o in un pò d'acqua... »
    « Certo », risposi.
    E il piccolo principe soggiunse:
    « Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore ».

    December 16

    come si sta?

      
    ho capito, tu vuoi essere un mio organo vitale.
    ( ti prego, trova la forza )

    December 04

    giovedì

     

    sei tu che stai male
    sei tu che stai sempre fermo

    November 29

    L'esilio dell' Immaginario


    ESILIO  Decidendo di rinunciare allo stato amoroso, il soggetto si vede con tristezza esiliato dal proprio immaginario.


    I.  Prendiamo per ipotesi il caso di Werther nel momento fittizio (all'interno della finzione stessa) in cui egli rinuncia a suicidarsi. A quel punto non gli resta che l'esilio: non già allontanarsi da Carlotta (lo ha già fatto una volta, senza risultato), ma esiliarsi dalla sua immagine o, peggio ancora, soffocare quell'energia delirante che viene chiamata Immaginario. Ha allora inizio "una specie di lunga insonnia". Il prezzo che si deve pagare è: la morte dell'Iimmaginario contro la mia propria vita.

    (La passione amorosa è un delirio; ma il delirio non è poi così straordinario; tutti ne parlano e ormai non fa più paura. Enigmatica è semmai la perdita di delirio: dove porta?)

    2.  Nel lutto reale, è "la prova di realtà" a mostrarmi che l'oggetto amato ha cessato di esistere. Nel lutto amoroso, l'oggetto non è né morto né lontano. Sono io a decidere che la sua immagine deve morire (e questa morte, io potrò addirittura arrivare a nascondergliela). Per tutto il tempo che durerà questo strano lutto, dovrò portare il peso di due infelicità fra loro contrarie: soffrire per il fatto che l'altro sia presente (e che continui, suo malgrado, a farmi del male) e affliggermi per il fatto che egli sia morto (se non altro, che sia morto quello che io amavo). Cosicchè mi angoscio (vecchia abitudine) per una telefonata che non arriva, ma nello stesso tempo devo dirmi che questo silenzio è, in ogni caso, inconseguente, poichè io ho deciso di non aspettarmi più niente: il telefonarmi, dipendeva soltanto dall'immagine amorosa; scomparsa quell'immagine, sia che suoni sia che non suoni, il telefono riprende la sua futile esistenza.

    (Il punto più sensibile di questo lutto è che mi tocca perdere un linguaggio - il linguaggio amoroso. D'ora innanzi, non ci saranno più i "Ti amo").

    3.  Per quanto io lo rovini, il lutto dell'immagine mi rende angosciato; ma, dall'altro lato, per quanto io riesca a dargli buon esito, esso mi rende triste. Se l'esilio dell'immaginario è la via obbligata per giungere alla "guarigione", allora bisogna convenire che il progresso è triste. Questa tristezza non è una malinconia - o almeno è una malinconia incompleta (niente affatto clinica), giacchè non mi rimprovero niente e non sono prostrato. La mia tristezza appartiene a quella frangia della malinconia in cui la perdità dell'essere amato resta astratta. Qui, la perdità è doppia: non posso neppure investire la mia infelicità, come quando soffrivo per il fatto di essere innamorato. Allora, io desideravo, sognavo, lottavo; un bene prezioso era dinnanzi a me, semplicemente ritardato, il suo possesso era ostacolato da alcuni contrattempi. Adesso non c'è più niente; tutto è calmo, e questo è peggio. Sebbene sia giustificato da un'economia - l'immagine muore affinchè io viva -, il lutto amoroso ha sempre uno strascico: una frase viene ripetuta in continuazione: "Che peccato!"

    4.  Prova d'amore: io ti sacrifico il mio Immaginario - così come si faceva l'offerta di una chioma. In questo modo (stando a quello che si dice) io potrò forse accedere al "vero amore". Se vi è qualche analogia fra la crisi amorosa e la cura analitica, allora io rinunzio a chi amo, così come il paziente rinunzia al suo analista: mi sbarazzo del mio transfert, ed è in questo modo, sembra, che la cura e la crisi hanno fine. Tuttavia, secondo quanto qualcuno ha fatto notare, questa teoria non tiene conto del fatto che anche l'analista deve rinunziare al suo paziente (altrimenti l'analisi non avrebbe più fine); allo stesso modo, l'essere amato - se gli sacrifico un Immaginario che in qualche modo lo invischiava - deve entrare nella malinconia del proprio decadimento. E, unitamente al mio proprio lutto, bisogna prevedere e farsi carico di questa malinconia dell'altro, e io ne soffro, poichè io lo amo ancora.
      Il vero atto del lutto, non è soffrire per la perdità dell'essere amato; è constatare un giorno, sulla pelle della relazione, simile a una minuscola macchia, il sintomo di una morte sicura: per la prima volta, io faccio del male a chi amo, senza volerlo, certo, ma anche senza darmi eccessiva pena.

    5.  Io come cerco di strapparmi dall'Immaginario amoroso: ma, come brace non ancora spenta, sotto l'Iimmaginario cova la fiamma; esso avvampa di nuovo; ciò che era stato ripudiato risorge; ad un tratto, dalla tomba mal sigillata sale un lungo lamento.

    (Gelosie, angosce, possessi, discorsi, appetiti, segni: ovunque il desiderio amoroso ardeva nuovamente. Era come se io avessi voluto stringere per l'ultima volta, allo spasimo, qualcuno che stava per morire - che stavo per far morire: il mio, era un rifiuto di separazione).

    November 24

    novembre

    Photobucket

    ti sembrerò nostalgica
    meteoropatica quanto basta
    ti sembrerò una donna da niente
    facili lacrime poca pazienza
    comprendere che sono un pezzo di marmo
    la noia devasta la volontà di cambiare

    dovrei rivalutare tutto dal principio
    trovare la forza e l'audacia per farlo
    so già che per un momento sarà pieno inverno
    per un momento sarà pieno inverno

    ti sembrerò incoerente
    poco affidabile inconsistente
    ti sembrerò un'emerita idiota
    facili entusiasmi, improvvisi avvilimenti
    domandami ancora una volta se piango
    se ogni equilibrio si è rotto nuovamente

    sento che non ho un sostegno sicuro
    forse prima o poi perderò l'amore
    per le piccole cose
    l'odore di un novembre che muore


    November 10

    siete impazziti???

     
    October 12

    lettera.

    Caro dottore,
     vorrei scriverle molte cose ma non ne sono capace. Forse è venuto il momento che sia lei a parlare in vece mia. L'altro giorno, quando l'ho sentita andare via e avevo tanto bisogno di lei, mi sono sentita tradita e ne ho sofferto fino a desiderare la morte. Per fortuna ho un temperamento piuttosto sereno e così aspetto e semino con pazienza le mie piccole cose sperando che, se non altro, diano un frutto ideale.
    Così, caro dottore, perdoni le mie licenze e anche di averla fatta oggetto di un amore che sta diventando ossessivo ma vede, se io non ho una base, non ho un sogno da custodire ed allevare dentro il mio cuore, non posso più scrivere e di conseguenza non potrei nemmeno vivere.
    Accetti questo dono come l'unica cosa vera, pulita, serena della mia vita. Saperla qui vicino a me e poterle mormorare in segreto i bellissimi versi di Lorca «Chiamami amore, grida il nome mio non lasciarmi più sola al davanzale!» mi dà la forza di resistere in questa specie di riformatorio.
    E chiamo riformatorio questo ospedale perchè ne ha tutti gli attributi. Perdoni, sto ridendo di cuore.
    Adesso la lascio altrimenti finirei col ripetermi e siccome ho una grande concezione di me stessa questo mi seccherebbe.
    Volevo aggiungere un particolare: le punture di Vatran non mi sono ancora state sospese. Perchè?
    Forse quando sarò guarita (se Dio mi darà questa grazia)potremo diventare amici e forse no. Per adesso Ella è il mio unico sostegno e potrei parlare all'infinito di me stessa e di ciò che penso di lei, ma creda me ne vergogno e per ciò mi perdoni.
    Adesso vado a dormire, lì potrò liberamente pensare a questa mia gioia così grande, così libera, pensare che domani la vedrò sia pure di sfuggita e sentire tanta musica dentro il cuore da fare invidia ai migliori maestri.
    Buonanotte tesoro, il mio pensiero non ti sfiorerà mai con qualcosa di men che puro. Buonanotte.

    August 26

    __


    Photobucket

    è morta alice.
    June 27


    E' tardi... bisogna affrettarsi ad essere felici, non possiamo aspettare un attimo... adesso è già troppo tardi... prima di adesso... prima di dopo... prima di prima!
    E' tardi per smettere di fumare, oramai i polmoni e le vene sono grigi, sporchi, come i muri delle belle case in via del corso... un tempo bianche, adesso nere. E' tardi per dare il bacio mai dato alla prima fidanzata, è tardi per dire vaffanculo alla professoressa stronza di chimica, è tardi per fare l'amore da ubriaco a sedici anni, è tardi per tutto quello che non ho fatto prima. Tardi per studiare da astronauta, tardi per imparare a suonare il violino, tardi per diventare un atleta olimpico, tardi per non fare tutte le cazzate che ho fatto, ma non tardi per tutte quelle che ancora devo fare, ecco sì, non è mai tardi per fare stronzate, sembra che la paura abbia sempre tempo, che il dolore, il tempo, lo trovi sempre.
    Inseguo il coniglio bianco, col panciotto rosso e l'orologio in mano... corre veloce, più veloce del tempo, si infila in una buca e scompare.
    Mai chiedersi che cosa ci sarà dentro una buca, se lo fai non ti ci butti più.
    Chiudo gli occhi e mi tuffo... inizio a cadere... ma piano piano gli occhietti si abituano al buio ed ecco che tutto mi appare chiaro... sono dentro la bocca del mondo... nella gola della terra... sono felice... potessi vivere sempre così, di tuffo in tuffo... di cadere in cadere... dentro la bocca dell'amore, delle situazioni, del tempo... cadere nei baci, e nelle parole... nei gesti, e nei sentimenti... cadere senza calcolo...
    Mi sveglio... e m'accorgo che stavo solo sognando... son caduto dal sogno... ma è troppo tardi per sognare... il popolo ha scelto di arrestare il volo, e un volo che si ferma bruscamente si chiama caduta, insomma eccoci col culo per terra, senza più meraviglie.
    A meno che... non mi stiri le orecchie, come se di colpo fosse il mio millesimo compleanno e me le allunghi, le orecchie di mezzo metro... e come un pazzo... correndo pel mondo... diventassi io il coniglio bianco... con il panciotto rosso e l'orologio da taschino in mano... a urlare a tutti, non c'è più tempo per le paure, non c'è più tempo per l'ipocrisia, non c'è più tempo per il pianto... bisogna farlo subito, ora, adesso... ora, in questo istante, chiama la fidanzata e dille che l'ami, ora, voltati e sorridi, ora, caccia fuori l'urlo di rabbia che ti sta marcendo nel cuore, ora, dai fuoco alla passione e butta via le complicazioni, ora, slacciati i pantaloni, ora, chiedi scusa perchè c'hai torto, ora, frena la mano, ora, alza la testa... ora spegni la sigaretta, ora posa il bicchiere, ora, prendi la macchina, vai nella tua vecchia scuola, entra nella tua ex classe e manda affanculo la professoressa stronza di chimica, che stronza com'è starà ancora insegnando anche se ha 340 anni.
    La differenza fra me e la vita, è una sola, che la vita non ha il tempo di pensare, di giudicare e giudicarsi, nè riesce a immaginarsi... non ha aspettative, non si delude, non si inventa un domani... la vita accade ora, brucia l'attimo stesso in cui s'accende.
    Così d'ora in avanti voglio vivere.
    Voglio vivere vivo!
    E chi vive da vivo non ha tempo per distruggere niente... perchè tutto è un bruciare di vita...
    Amore mio dammi i baci, adesso, subito... bruciami... o vita... o cielo... com'è pieno il tempo quando vivi, e non esiste spreco nel bruciare... non esiste attesa, e neppure delusione... tutto accade... quando ti senti vivo... e cadere nel pozzo dell'insensata vita, quando ti senti vivo, ti sembra un volo...
    Quindi se una notte, vi capiterà di intravedere, di sfuggita, un coniglio bianco con il panciotto e l'orologio da taschino in mano che dice non c'è più tempo... non mandatelo affanculo, e non sparategli con lo schioppo, inseguitelo... e buttatevi nella vostra vita come fosse un pozzo, la gola del cielo, la bocca di un bacio, è vero è tardi... ma non facciamoci paralizzare da questa schiacciante verità... è tardi, ma quando si cade nella vita... è tardi anche per tornare indietro... e quando si superà una paura, è tardi per avere ancora paura... e quando si cade in un bacio, è tardi per il cuore non infiammarsi di passione.

    Filippo Timi
    June 16

    touch


    I've never know your fucking' feelings
    and one side of my heart chose the correctness
    maybe right
    maybe wrong
    maybe unsane
    for my inner wish
    sweet child
    little child
    inside me he starts to burn
    you have understood
    but i can't dare
    touch my hand
    crazy senses shout
    and my question receive one cold not

    it's the second time
    maybe right
    maybe wrong
    maybe unsane

    say me "it's too early"
    sweet sin
    little sin
    rules my action and my dreams
    I've understood
    but you can't dare
    your legitimate dubt is falling into sin
    your wonderful smile
    June 14

    yep!


    Photobucket
    yeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeep!


    June 06

    così piccole mani.


    Il tuo più tenue sguardo
    facilmente mi aprirà
    benché abbia chiuso me stessa
    come dita
    sempre mi apri petalo per petalo
    come la primavera fa
    toccando accortamente
    misteriosamente la sua
    prima rosa
    e io non so quello che c’è
    in te che chiude e apre
    solo qualcosa in me
    comprende che è più
    profonda la luce dei tuoi
    occhi di tutte le rose.
    Nessuno… neanche
    la pioggia ha…
    Così piccole mani.

    (E.E. Cummings)